Catriona McKay a 50 anni: celebrazione del genio che ha reinventato l’arpa celtica nel mondo

Ci sono musicisti che custodiscono una tradizione e musicisti che, con la forza del proprio talento, la catapultano nel futuro. Nel panorama contemporaneo della musica acustica internazionale, la scozzese Catriona McKay incarna esattamente questa seconda, straordinaria categoria. In occasione del traguardo del suo cinquantesimo anno d’età, l’intera comunità della musica celtica si stringe attorno a colei che è considerata, a pieno titolo, la più grande arpista celtica vivente e una delle interpreti più influenti e rivoluzionarie di tutti i tempi.
 
Originaria di Dundee, Catriona McKay ha trasformato la concezione classica della clàrsach (l’arpa tradizionale scozzese). Il suo stile unico e “ritmico” ha letteralmente ridefinito i confini dello strumento: l’arpa, nelle sue mani, smette di essere solo un generatore di arpeggi fatati per trasformarsi, all’occorrenza, in una sezione ritmica pulsante, in una chitarra percussiva o in una chitarra folk dal groove travolgente.
 
La biografia e l’innovazione dello strumento
 
La formazione di Catriona McKay affonda le radici in un perfetto equilibrio tra accademia e folklore. Dopo un’infanzia immersa nella musica di chiesa e della tradizione scozzese, consegue la laurea con lode presso il prestigioso Royal Conservatoire of Scotland di Glasgow, specializzandosi in arpa a pedali e organo. Questo solido background classico le ha permesso di sviluppare una padronanza geometrica e armonica straordinaria, che ha poi applicato all’arpa celtica con una libertà espressiva senza precedenti.
 
La sua spinta all’esplorazione è talmente radicale da averla portata a collaborare direttamente con i maestri liutai per riprogettare la struttura stessa dello strumento. Ha infatti co-progettato la Starfish McKay harp, un modello di arpa celtica custom dotato di una scala cromatica unica e di cinque corde supplementari nella sezione centrale del registro. Questa innovazione tecnica le consente di eseguire passaggi cromatici e modulazioni impossibili su un’arpa tradizionale, aprendo lo strumento a contaminazioni jazz, d’avanguardia ed elettroniche.
 
Il mitico binomio con Chris Stout: un’intesa trentennale
 
Non si può raccontare la parabola artistica di Catriona McKay senza citare lo straordinario e storico sodalizio con il violinista delle isole Shetland, Chris Stout. Iniziato sui banchi del conservatorio di Glasgow dopo un divertente rifiuto iniziale da parte di lui, questo binomio artistico ha superato i vent’anni di attività collaborativa, sviluppando una telepatia musicale che rasenta la perfezione.
Insieme, il duo McKay-Stout ha girato i palchi di tutto il mondo, dialogando in modo magistrale sia in intimi set acustici sia guidando prestigiose orchestre internazionali (come la Trondheim Symphony Orchestra o la Scottish Ensemble). Nel 2012 hanno eseguito in anteprima mondiale Seavaigers, il primo concerto in assoluto per arpa scozzese, violino e orchestra, commissionato appositamente per loro dalla celebre compositrice Sally Beamish. Questa incredibile sinergia è stata coronata nel 2018 con la vittoria dei prestigiosi BBC Radio 2 Folk Awards come miglior duo dell’anno.
Pubblicazioni discografiche, didattica e nuove esperienze
 
La discografia di Catriona McKay è una pietra miliare per chiunque studi la musica etnica moderna. Dai lavori fondamentali con la celebre band scozzese Fiddlers’ Bid ai dischi in duo con Chris Stout come Laebrack (2005) e lo straordinario White Nights (2010), ogni sua incisione è un manifesto di grace ed eloquenza. Spiccano inoltre il suo album solista Starfish (2007) e le acclamate collaborazioni transfrontaliere, come l’album Foogy registrato con il maestro svedese della nyckelharpa, Olov Johansson, con cui si esibisce regolarmente nei più grandi festival mondiali.
Accanto all’attività concertistica e di registrazione, Catriona dedica un’immensa energia alla didattica e alla divulgazione. Autrice di apprezzati libri di arrangiamento e composizione per arpa, tiene regolarmente masterclass e seminari internazionali (incluso l’Edinburgh International Harp Festival), dove insegna a superare la rigidità dello spartito per abbracciare l’ascolto interiore e la pulsazione ritmica del Balfolk. Negli ultimi anni, le sue nuove esperienze si stanno spingendo sempre più verso il dialogo tra la tradizione acustica e le installazioni sonore in tempo reale (live electronics Combo), confermando la sua natura di eterna e coraggiosa pioniera del suono.
 
 
 

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