L’ultimo dei trovatori: la leggenda di Juzep da’ Rous, l’anima al violino della Val Varaita

Ci sono storie che non si leggono sui libri di scuola, ma che viaggiano nell’aria, custodite dal soffio del vento tra le gole alpine e dal graffio della pece sulle corde di un violino. Nella mappa culturale dell’Occitania piemontese, esiste un nome che evoca da solo lo spirito più puro, fiero e travolgente della musica da festa e da ballo della tradizione: Juzep da’ Rous.
 
All’anagrafe Giuseppe Galliano (1888-1980), originario di Sampeyre, Juzep è stato molto più di un suonatore tradizionale: è stato un pilastro, un custode della memoria e il simbolo stesso del ristabilimento di un repertorio musicale autoctono interamente destinato alla danza nelle vallate cuneesi. Per quasi un secolo, il suo archetto ha dettato il tempo ai ballerini, traghettando la secolare cultura delle valli alpine nel mondo contemporaneo. 
 
Il violino delle valli: una voce per le comunità alpine
 
Nella tradizione della Val Varaita, il violino ha sempre ricoperto un ruolo cardine, ben diverso da quello accademico e rigoroso dei conservatori delle grandi città. Lo strumento di Juzep era una voce comunitaria, una forza aggregante che parlava la lingua della gente di montagna. Con una diteggiatura e un tocco d’arco unici, tramandati di generazione in generazione esclusivamente per via aurale, Galliano era capace di sprigionare un’energia ritmica inimitabile.
 
In coppia con altri leggendari musicisti del suo tempo — come il suonatore di fisarmonica semitonata Giovanni Bernardi — Juzep da’ Rous ha presidiato i palchi delle feste di borgata, i matrimoni e i riti comunitari.
 
Il suo repertorio era immenso: dalle celebri e ritmiche Courentas ai solenni Balet, fino alla conservazione di arie storiche e complesse come il Tresso, una delle danze rituali più iconiche e strutturate della Val Varaita. 
 
Il “Luogo del Miracolo” e il recupero del repertorio occitano
 
Tra gli anni Settanta e Ottanta, nel pieno del fermento del movimento di rinascita della cultura occitana, la figura di Juzep da’ Rous venne riscoperta e valorizzata da intellettuali e ricercatori – tra cui spicca la figura centrale di Gianpiero Boschero. Sampeyre e l’intera Alta Val Varaita divennero il “luogo del miracolo”, un centro di resistenza culturale dove la musica e la lingua d’Oc smisero di essere considerate “retaggi isolati di montagna” per essere riconosciute come una grande storia universale e una straordinaria prospettiva per il futuro. 
 
I giovani musicisti dell’epoca salivano a Sampeyre per ascoltare, registrare e apprendere da Giuseppe Galliano i segreti di un’accordatura e di un fraseggio unici.
 
Grazie a questo immenso lavoro di recupero sul campo, immortalato in opere monografiche fondamentali come “Juzep da’ Rous: violinista della Val Varaita: vita e repertorio” edito nel 1989 da Soulestrelh, le sue musiche sono sopravvissute all’oblio. I suoi Balet e le sue melodie continuano a essere suonati ancora oggi nei moderni festival di Balfolk in tutta Europa.
 
L’eredità di Juzep all’Opificio Musicale
Per una realtà come l’Opificio Musicale, che fa dello studio della musica tradizionale e coreutica occitana, bretone e celtica un pilastro della propria offerta formativa, la figura di Juzep da’ Rous rappresenta un punto di riferimento assoluto.
Insegnare oggi lo studio del violino folk, dell’organetto diatonico o del bouzouki all’interno delle nostre aule significa raccogliere il testimone lasciato da giganti come Giuseppe Galliano. Significa comprendere che quelle note non sono semplici successioni di suoni, ma il battito cardiaco di una cultura transfrontaliera che unisce le comunità alpine, dando nuova linfa e dignità contemporanea alla musica dei nostri territori.

 

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *